Scegliere di vivere pienamente il tempo in cui siamo immersi

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di Gianni Di Santo

 

È un tempo unico, questo. Denso di novità. I cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, che l’Ac ha ricordato l’11 ottobre 2012 in piazza San Pietro, sono stati accompagnati poi dalla rinuncia di Benedetto XVI e dalla venuta di papa Francesco.

Un tempo improvviso. Pieno di cose da fare. Ed è un tempo che ci impegna di più. C’è la crisi economica, la crisi del lavoro, siamo diventati tutti più poveri. Incredibilmente precari. La nostra è una vita, una situazione esistenziale di povertà e di crisi, così come il tempo delle analisi e delle posizioni ideologiche è finito.

«Crediamo che sia ora di agire. Per noi, per il futuro dell’Italia. Come Ac abbiamo il dovere di indicare i disastri di questo paese, come anche il dovere di essere strumento propositivo per una nuova rinascita italiana».

Franco Miano ha iniziato così la sua “ultima” relazione alla XV Assemblea nazionale. Accostandosi al tempo che viviamo, senza nascondere la faccia. Un relazione ricca e sobria al tempo stesso, piena di venature e di riscontri concreti.

«Ecco perché – continua Miano - accogliamo l’invito di papa Francesco a uscire e ad andare incontro alle persone che chiedono qualcosa, un aiuto, un sorriso, un dolce carezza. È la relazione con gli altri, è il sognare con gli altri, che è adesso, ora, il quid dell’Azione cattolica. Siamo legati gli uni con gli altri, responsabili con gli altri del bene che possiamo costruire. Essere insieme, in una gioia affidata alle nostre mani che si sostengono e si portano in alto».

Responsabilità. È la parola chiave enunciata da Miano. O meglio: corresponsabilità.

Nei diversi campi della vita. Ce lo chiede la Chiesa, ce lo chiede il paese.

Una corresponsabilità che diventa valore paradigmatico perché sperimentato sul campo, perché popolare, e proprio per questo utile per la Chiesa e per il paese. E questo l’Ac lo sa fare, insiste Miano. Il popolo di Ac sa che cosa sia la corresponsabilità come pratica di democrazia ed esercizio di bene comune.

Come Ac è l’ora di mettere a disposizione la corresponsabilità. Non collaboratori del clero, ma persone corresponsabili dell’essere e dell’agire della Chiesa. Una collaborazione spirituale, non spesa solo per i servizi. È uno stile diverso quello di cui siamo capaci. Austero, ma non per questo nascosto agli occhi del mondo. Che si esplica attraverso tempi, mezzi e luoghi semplici. Esige però e presuppone una responsabilità che ognuno di noi assume in prima persona. «Come il Concilio Vaticano II ci ha insegnato è una responsabilità che è una relazione alla quale si è chiamati, risposta all’appello che viene del Signore ma anche dalle provocazioni della vita quotidiana e della storia. Il tempo in cui siamo immersi».

La corresponsabilità è per noi anche il rapporto con la Chiesa locale. Sintesi sempre nuove dell’annuncio del vangelo e dell’umanesimo presente nella realtà di oggi.

La sfida è ritrovare le ragioni profonde della vita: nella ricerca comune, nel libero incontro delle persone. «Vogliamo essere un’Ac che sa uscire, a partire dalla sua esperienza tra le famiglie come esercizio di condivisione, esercizio di sobrietà, e desiderio di bene comune».

Allora la dimensione associativa non è una dimensione funzionale: si sceglie di aderire all’Ac per rispondere a una proposta, per camminare insieme. L’unitarietà è la nostra scelta. Non tecnica, ma un modo in cui è stato riletto il Concilio Vaticano II. In Ac tutti sono protagonisti, la democrazia associativa è il fulcro di un lungo percorso di formazione e scelta. Niente quote rosa o quote giovani per l’Ac. E non da oggi.

Questa dimensione unitaria presenta, per Miano, ancora delle potenzialità da portare avanti. E questa pratica della democrazia e della fatica dello stare insieme, può essere, ancora oggi, la pietra fondante di una nuova scelta etica del vivere il vangelo nel tempo che cambia.

Il tempo speso per gli altri, il tempo donato. Sì, ci siamo. Diamo il nostro tempo, per poter stare dentro questo tempo. Per poter far emergere l’orientamento ultimo, le istanze di comunione.

Di questo tempo ci è chiesto di leggere i segni. In questo tempo, seguendo papa Francesco, sappiamo che ci ha chiesto di porre attenzione a gesti significativi che lasciano intravedere la forza rigeneratrice di Gesù e quella umanizzante del vangelo.

Noi oggi guardiamo avanti. Oggi, al tempo di papa Francesco, la scelta religiosa si ripropone in forma nuova. Papa Francesco con i suoi gesti ci sta mostrando il Concilio all’opera. Quindi, prosegue Miano, attuare il Concilio è possibile, forse perché siamo più liberi da letture pregiudiziali o ideologiche. Oggi la declinazione della scelta religiosa può essere detta con il primato della vita. La fede si fa vita. Non possiamo allontanarci da questo.

L’ascolto della nostra vita e l’ascolto della vita degli altri, di quelle scartate, di quelle messe da parte, di quelle vicine a noi e quelle lontane.

C’è un patrimonio di bene da rimettere in circolo.

Non possiamo più aspettare. Usciamo dall’anonimato. Facendo memoria - proprio come fa il presidente uscente - dei legami e delle relazioni. Ricominciando da lì, uscendo dall’anonimato.

Per fortuna, noi ci siamo.