Miano - Non è più tempo di analisi. Ciascuno faccia la sua parte nel risanare i divari del paese - XV Ass. Naz. AC - Roma, 30 aprile 3 maggio 2014

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XV Assemblea nazionale dell’Azione Cattolica Italiana

Incontro con Papa Francesco

 

Persone nuove in Cristo Gesù

Corresponsabili della gioia di vivere

(30 aprile/3 maggio 2014 - Roma, Domus Pacis, via di Torre Rossa, 94)

Comunicato n. 5

Roma, 1 maggio 2014

Franco Miano

 

«Non è più tempo di analisi. Politica, parti sociali e comunità cristiana facciano la loro parte per sanare i divari strutturali del nostro Paese».

 

«C’è un grande bisogno di ritrovare le ragioni profonde della vita e di pensarsi legati gli uni agli altri. Di raccogliere l’invito di papa Francesco ad “uscire” e ad andare incontro alle persone senza stancarsi di farlo».

 

Con la relazione di Franco Miano, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana, entrano nel vivo i lavori della XV Assemblea nazionale dell’Ac. Tra le righe del lungo e corposo intervento, troviamo la denuncia senza sconti, eppure piena di speranza, delle sfide di questo «tempo singolare», che interroga e chiama a un maggiore impegno, come cristiani e come cittadini.

È il primo di maggio, e il presidente dell’Ac lo sottolinea ricordando subito la «nuova umanità impoverita che si è aggiunta al grande capitale sprecato del nostro Paese: giovani, costretti alla disoccupazione o messi alle corde da una precarietà che ormai non è più una parentesi di vita, una situazione di passaggio, ma una condizione esistenziale».

Un motivo in più per dire che «il tempo delle analisi e delle prese di posizione ideologiche è finito, perché l’attesa eterna di una prima o di una nuova opportunità non può tramutarsi in una paralisi che alimenta il male di vivere».

Tutti dobbiamo fare la nostra parte. La politica, le parti sociali, la comunità cristiana. Cominciando dai divari strutturali del Paese: «sacche di privilegio che tolgono opportunità a chi le meriterebbe; un sistema imprenditoriale troppo connesso ai poteri politici locali e nazionali; un sistema educativo, scolastico e universitario sempre più in affanno; l’assenza di una strategia di formazione permanente per chi si avvia, entra ed esce dal mercato del lavoro».

Centrale per Franco Miano è la questione legalità: «se la malavita è per definizione “organizzata”, la buonavita è spesso disorganizzata. Non si riesce ancora a far rete di buone esperienze, non si riesce a sfondare dal punto di vista culturale perché le iniziative sono parcellizzate e difficili da far conoscere, laddove anche in questo caso sono chiamati in causa diversi livelli e anche in questo caso è richiesta una reazione che si trasformi in azione comune».

Come Azione Cattolica, aggiunge il presidente Miano, «sono prima di tutto e fermamente convinto di una cosa: ogni ragazzo, adolescente, giovane e padre o madre di famiglia che riusciamo a portare “dentro” la comunità, sottraendolo a disagi e sofferenze morali e materiali, offrendogli cura e presenza di speranza, è un colpo duro che infliggiamo a chi fonda il suo potere sulla paura e sulla disperazione. Anche per questo motivo, raccogliamo l’invito di papa Francesco ad “uscire”, ad andare incontro alle persone senza stancarsi di farlo».

Dobbiamo, prosegue Miano, «pensarsi legati gli uni agli altri, responsabili gli uni degli altri, e responsabili insieme del bene che possiamo costruire. La gioia è affidata alla possibilità di una responsabilità che si fa corresponsabilità e che tende a costruirsi come comunione».

Come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II - ricorda il presidente dell’Ac - «la responsabilità, nella Chiesa come in Azione cattolica, è sempre corresponsabilità perché si riferisce, prima ancora che a compiti e funzioni particolari, all’intera missione della Chiesa, alla sua ragion d’essere, al senso profondo della sua testimonianza tra gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni luogo».

Una corresponsabilità esige e presuppone «la responsabilità che ciascuno assume in prima persona». È la responsabilità, sottolinea Franco Miano, «è risposta alle provocazioni che derivano dalla vita quotidiana e dagli altri, dal tempo e dalla storia nella quale siamo immersi, dalle sollecitazioni della comunità ecclesiale e della comunità civile, dalle intuizioni e dalle esigenze dell’associazione insieme alla quale camminiamo».

La stessa evangelizzazione, non consiste in un insieme di iniziative da attuare, «ma è un’esperienza di relazione, che può nascere soltanto nel contesto di vite che si incontrano. Per essere evangelizzatori autentici – ricorda papa Francesco – occorre sviluppare il gusto spirituale di rimanere vicini alla vita della gente, fino al punto di scoprire che ciò diventa fonte di una gioia superiore. La missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo» (EG 268).

I presidenti e gli assistenti parrocchiali di Ac di tutta Italia sono più che convinti di quanto papa Francesco ci dice nella Evagelii gaudium e sabato 3 maggio lo incontreranno nell’Aula Paolo VI, con l’impegno ad «accrescere ulteriormente la propria capacità di dialogare, di sintonizzarsi con le attese delle persone e di intrecciare rapporti».

Convinti – ribadisce il presidente Miano che «c’è un grande bisogno di ritrovare le ragioni profonde della vita». E per questo «vogliamo essere sempre di più un’Azione cattolica che sa “uscire”, a partire dalla semplicità delle sue esperienze, degli impegni quotidianamente portati avanti in uno stile di corresponsabilità che diviene solidarietà tra le famiglie, educazione all’impegno culturale politico e sindacale, esercizio di condivisione e di sobrietà».

Quella dell’Azione cattolica «è una passione che ha come obiettivo la persona, tutta la persona», sottolinea Miano. «In un tempo in cui prevale la dimensione del frammento, e del frammento irrelato, in un tempo in cui la vita si spezzetta in schegge che faticano a ritrovare possibili nessi, lo sforzo di un impegno educativo serio deve essere quello di ricondurre dalla parte al tutto, dal frammento all’insieme».

«Per questo la scelta educativa resta decisiva per la proposta associativa», ribadisce il presidente nazionale dell’Ac. «L’Azione cattolica continua a credere, cioè, nella semplicità del servizio di educatori e animatori, di persone che responsabilmente si mettono a disposizione degli altri, contribuendo a creare quel circolo virtuoso tra la vita e la fede che rappresenta il bene fondamentale da far crescere».

L’Azione cattolica assume perciò come «suo compito primario un’evangelizzazione che si riscopra come l’imparare a raccontare ad ogni uomo e ad ogni donna le meraviglie di Dio, l’incredibile bellezza dell’incontro con il Signore che cambia l’esistenza. Nel nostro impegno educativo, che è tutt’uno con l’annuncio del Vangelo, vorremmo che emergesse sempre più che la fede non è distante dalla vita, ma – al contrario – la trasforma radicalmente anche nella sua quotidianità».